7 giugno 2007 | |

Segreti del ranking di Google: interessanti rivelazioni


Un po’ come la ricetta della Coca-Cola anche l’esatta formula che determina il ranking di Google non è data a sapersi con sicurezza. Sono innumerevoli le ipotesi che circolano a proposito, ma nessuno può dire di averla individuata con certezza. La questione interessa molto da vicino i SEO, Search Engine Optimizator, i quali potrebbero fare carte false per entrare nelle stanze di comando del Googleplex e ricavare elementi utili per il proprio lavoro.

Proprio pochi giorni fa, questo “privilegio” è stato riservato ad un giornalista del New York Times, invitato a passare una giornata con Amit Singhal – custode della formula del ranking – e gli ingegneri del Search Quality Team di Google.

Ovviamente non sono stati svelati veri e propri segreti, ma il giornalista ha potuto osservare il lavoro quotidiano del Team di Google e porre domande. Nell’articolo in cui viene raccontata l’esperienza emergono molti particolari, anche inediti, che danno indicazioni estremamente interessanti sia sugli algoritmi di Google che sulla organizzazione interna del lavoro.

Amit Singhal afferma che le aspettative degli utenti riguardo alle interrogazioni al motore di ricerca sono cresciute enormemente negli ultimi anni. Questa considerazione apparentemente scontata, per Google significa un continuo perfezionamento della formula di ranking e un monitoraggio costante dei risultati ottenuti. Infatti, una modifica all’algoritmo può portare miglioramenti per un settore, ma peggioramenti per altri.
E’ Amit Singhal tenere la situazione sotto controllo e ad impartire tutte le direttive. Infatti, ogni segnalazione dei diecimila impiegati del Googleplex arriva direttamente sul desk di Singhal, il quale verifica e dà indicazioni sulle modalità operative.

Il New York Times descrive un’importante novità che sta segnando l’evoluzione del motore di ricerca: l’affermazione del concetto di freshness. L’ implementazione di questo principio ha dato vita all’algoritmo QDF (Query deserve freshness). Quest’ultimo è sviluppato per migliorare il ranking di particolari risultati, permettendo di analizzare quanto peso debba essere dato al fattore freschezza, ovvero quali pagine appena create o rinnovate debbano essere incluse immediatamente nei risultati. Il principio della freshness cambia radicalmente le regole del ranking, che fino ad oggi hanno sempre tenuto in considerazione l’anzianità delle pagine e la popolarità di link che queste avevano generato.

Altra novità: Google, secondo quanto ha scritto il New York Times, sta progressivamente implementando moduli (detti classifiers, classificatori) che cercano di capire quali tipi di informazioni siano più utili alla ricerca dell’utente, cioè se nella query si sta facendo rifermento a categorie prodotto, luogo o persone.

Tra le righe dell’articolo emergono non solo novità ma anche conferme: il ranking avviene considerando più di 200 singoli fattori, tra i quali c’è anche la la vicinanza semantica del topic del documento a quello della query. Inoltre si è avuta la conferma definitiva che Google tiene traccia dei cambiamenti nel tempo di un documento presente nel proprio database.

Per chi lavora nel campo della Search Engineering Optimization, molte cose scritte nell’articolo del New York Times sono la conferma di ipotesi fatte, che delineano le linee e i principi che guidano la continua evoluzione dell’algoritmo del ranking.

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