10 ottobre 2007 | |

Giro di vite di Google contro i link a pagamento

Danny Sullivan, massima autorità nel settore del posizionamento nei motori di ricerca, ha di recente pubblicato un articolo sulle nuove penalizzazioni di Google nei confronti di chi vende link allo scopo di influenzare l’algoritmo di ricerca.

E’ noto che il sistema di ranking di Google si basa molto su quantità e qualità di backlink che un sito riceve. La famosa formula del PageRank, per quanto aggiornata di continuo, assegna un punteggio più alto ai siti molto linkati, specialmente se questi link vengono da siti a loro volta ricchi di backlink.

Per non avere introdotto questo sistema, sono falliti miseramente motori di ricerca del calibro di Altavista, Lycos, Excite, Inktomi. E pure quelli superstiti, Yahoo e Msn (ora Live), si stanno ancora leccando le ferite. Il PageRank è stata l’invenzione del secolo (scorso).

Stante l’importanza del ranking di Google, ovviamente si è creato un mercato di compravendita di link, soprattutto negli Stati Uniti, dove sono sorte vere e proprie aziende che aiutano i webmaster a guadagnare posizioni nelle ricerche vendendogli link preziosi, con elevato valore di PageRank. La cosa non piace a Google, perchè in questo modo anche siti di scarsa qualità, non in grado di ricevere link spontanei, possono guadagnare visibilità nell’indice grazie ai soldi. Per costoro, Google mette a disposizione Adwords, il sistema pay per click che consente di visualizzare link sponsorizzati accando ai risultati “puri”.

Fra gli addetti ai lavori, da tempo si discute della questione. Molti ritengono che Google non voglia salvaguardare la purezza del suo indice, ma solo guadagnare grazie ad Adwords. La dimostrazione sarebbe il fatto che molti siti di spam compaiono comunque nell’indice, e che Google non intervenga. Non solo: i siti delle aziende che vendono link compaiono sotto forma proprio di annunci Adwords.

Chi difende Google, invece, sostiene che Brin & Page non hanno interesse a sporcare i risultati organici, perchè è proprio la loro rilevanza che piace al pubblico che ha premiato Google rendendolo il motore di ricerca più usato del pianeta. E la posizione di Danny Sullivan? E’ piuttosto salomonica: Google ha tutti i diritti di estromettere chi vende link, ma non riuscirà mai a trovarli tutti, rischiando anche di penalizzare siti che pur vendendo link sono importanti per la completezza dell’indice. Sarebbe meglio, secondo Sullivan, che Google trovasse un sistema per individuare i link di scarso valore, a pagamento o no.

Personalmente ritengo che chi critica Google sottovaluti l’importanza della purezza dei risultati organici. I link a pagamento in grado di fare la differenza sono molto costosi, e lasciando fiorire questo mercato si finirebbe per avere un indice in cui chi paga di più è al primo posto, avendo così un doppione di Adwords. Per quando sia utopistico avere un indice in cui la rilevanza è stabilita in modo puramente oggettivo, è innegabile che l’algoritmo di Google funzioni molto bene così com’è, perchè i siti interessanti ricevono link, quelli inutili no. Lo dimostrano i miliardi di ricerche eseguite giornalmente.

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