6 giugno 2007 | |

Pubblicità nei motori di ricerca quasi al 50% in Europa, forse troppo ?

Cifre interessanti sono state presentate all’inaugurazione di Interact, il primo congresso dell’Interactive Advertising Bureau Europe, la massima organizzazione che rappresenta gli operatori di pubblicità online del vecchio continente.

Il dato più macroscopico è indubbiamente la quota degli investimenti pubblicitari nei motori di ricerca, che costituisce addirittura il 48,5% del totale, seguita dai banner con il 30%, dagli annunci con il 20%, e dall’email con un misero 1,5%. Purtroppo non è chiaro se nella quota del search advertising (o keyword advertising che dir si voglia) sono compresi anche indicizzazione e posizionamento nei motori di ricerca, o se si tratta solo della quota raggiunta dai link sponsorizzati. Cercheremo di raccogliere a breve informazioni su questo dato mancante.

Se si pensa che fino a un paio d’anni fa ricerche di questo tipo non inserivano neppure la voce search advertising, non tanto perchè non fosse già una fetta consistente di business pubblicitario online, bensì perchè non veniva ancora riconosciuto come tale, si capisce che finalmente la pubblicità nei motori di ricerca dopo 10 anni di esistenza è uscita dalla nicchia. Inizialmente lasciata in mano a smanettoni intenti a decodificare gli algoritmi segreti di Google e C. e costruire pagine astruse scondo i dettami della search engine optimization, con l’avvento del pay per click a poco a poco le logiche sono diventate sempre più assimilabili al marketing, e meno alla programmazione web.

Tuttavia, il poco spazio disponibile nei link sponsorizzati per la classica creatività pubblicitaria, fatta di immagini, slogan, claim ed emozioni da vendere, ha mantenuto questo formidabile strumento di promozione in un limbo. In altre parole, la search advertising non era considerata pubblicità dagli stessi pubblicitari, refrattari verso uno strumento in cui è il cliente non viene ammaliato da loro ma va attivamente a cercare quello che gli piace.

C’è voluta tutta la forza formidabile di Google per spostare l’attenzione verso il fenomeno, a suon di cifre sempre più vicine al mondo del marketing offline. Inoltre, agli originari annunci testuali Adwords, l’introduzione di annunci illustrati, banner animati e video nella logica del pay per click ha riconciliato i creativi con il mezzo, e con i formati rich media possono finalmente sbizzarririsi per attirare clienti attraverso inserzioni sempre più contestualizzate ai contenuti.

Ora però una domanda sorge spontanea. A quale prezzo la pubblicità nei motori di ricerca ha conquistato il mainstream (a suon di clickstream) ? Quanto durerà l’eccezionale competitività del rapporto costi/efficacia ? Negli Stati Uniti interi settori di business hanno raggiunto costi per click spaventosi, e anche in Italia oramai ci si sta avvicinando, vedi il caso del turismo.

Se già ora molti potenziali investitori che gettano migliaia di euro in pubblicità tradizionale inefficace si spaventano davanti a preventivi a due zeri per campagne di search advertising, che futuro c’è per questo mezzo ? Ai post l’ardua sentenza è il caso di dire. Cercheremo di monitorare il fenomeno in questo blog, con l’aiuto di voi lettori.

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