12 marzo 2009 | |

Habeamus Papam: arriva il behavioral targeting di Google

Dopo essersi fatto molto attendere, al punto che alcuni autorevoli esperti erano convinti che esistesse già, è finalmente arrivato il targeting basato sui comportamenti di navigazione made in Google.

Secondo quanto riferisce il NY Times, Google a partire dal prossimo mercoledì prenderà il via il beta test di quella che è stata battezzta interest-based advertising nel content network AdSense, Youtube e Gmail compresi. Tramite un cookie, Google terrà traccia degli interessi degli utenti attraverso i loro percorsi di navigazione, in modo che la pubblicità mostrata (nei formati Adsense testuali, grafici o video) vada a corrispondere agli interessi degli utenti stessi. In seguito, il medesimo meccanismo si applicherà ad AdWords e alla pubblicità gestita con DoubleClick, acquisita da tempo da Google.

Questo il funzionamento secondo l’esempio fornito da Google:

Maria ha come hobby preferito il giardinaggio. Con la tecnologia della pubblicità basata sugli interessi di Google, Maria visualizzerà un maggior numero di annunci pertinenti al giardinaggio poiché visita molti siti web dedicati al giardinaggio. Ecco come funziona:

1. Quando Maria visita siti web in cui vengono pubblicati annunci del programma AdSense di Google, Google memorizza un codice nel suo browser (utilizzando un “cookie”) per ricordare la sua visita. Questo codice potrebbe avere il seguente aspetto: 114411.

2. Poiché molti dei siti web visitati da Maria sono correlati al giardinaggio, Google aggiunge il suo codice (114411) nella categoria di interessi “appassionato di giardinaggio”.

3. Di conseguenza, Google pubblicherà un maggior numero di annunci correlati al giardinaggio nella misura in cui Maria naviga in siti web (in base al suo browser) che utilizzano AdSense.

Il principio è il medesimo impiegato da Amazon sin dai primordi del web. Se hai visto quel libro forse ti interesserà anche quest’altro. Fra l’altro, Google non è il primo a implementare il behavioral targeting in un network pubblicitario mondiale: già da parecchi mesi Yahoo ha lanciato il suo sistema Smart Ads, ma la cosa è rimasta sotto silenzio, soverchiata dalla crisi dell’ex-sito più visitato del mondo.

Ci si può aspettare che, stavolta, essendoci di mezzo il moloch Google, il ri-lancio dell’interest-based advertising solleverà parecchie obiezioni, per questioni legate alla privacy e, per i più distopici, per la paura che Google si tramuti nel Grande Fratello di orwelliana memoria. Per fronteggiare queste accuse, Google ha già da tempo dichiarato che i dati raccolti non sono dati sensibili ma solo dati anonimi usati per servire pubblicità più pertinente. Chiunque potrà decidere di specificare a Google quali sono le sue preferenze correggendo l”idea” che Google si è fatto di loro. Sarà inoltre possibile rimuovere il cookie e dunque impedire di essere tracciati. Queste le rassicurazioni fornite da Google:

In tutto questo processo, Google non conosce il nome di Maria, né raccoglie altri dati su di lei. Google riconosce semplicemente il codice memorizzato nel browser di Maria, verifica se tale codice rientra nella categoria di interessi “appassionato di giardinaggio” e mostra quindi un maggior numero di annunci correlati al giardinaggio. Inoltre, Google non utilizza categorie di interessi sensibili, ad esempio, categorie basate su razza, religione, orientamento sessuale, salute o informazioni finanziarie sensibili.

Non è chiaro, in realtà, quanto la privacy possa effettivamente essere violata. In fondo già adesso qualunque provider è in grado di registrare la navigazione dei suoi utenti, per cui nulla di nuovo sotto il sole. Di sicuro è un altro passo epocale. Imbattersi in pubblicità veramente rilevante anzichè essere sottoposti alla visione di spot televisivi in prime time non è cosa da poco in termini di ecologia comunicativa. Il prezzo da pagare per questo beneficio, però, è difficile da calcolare.

Nel frattempo, si può provare a farsi rassicurare dall’apposito video ufficiale di Google…

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