24 settembre 2008 | |

C’è grossa crisi, ma i banner vanno alla grande. Strano ma vero?

L’UPA (Utenti Pubblicità Associati) ha diffuso le nuove stime sugli investimenti pubblicitari in Italia nel 2008, e contrariamente alle allegre previsioni di primavera, ci si è accorti della crisi. Il dato complessivo della spesa pubblicitaria è si positivo (+1,7%), ma ben al di sotto del tasso di inflazione: dunque, gli investimenti sono in netto calo, naturalmente con l’eccezione di Internet. In termini di valore reale la differenza col 2007 è del -2,2%.

Ecco i dati disaggregati (senza tenere conto dell’inflazione prevista al 3,8% a fine anno):

Internet display +26,7%.

Internet non display +22%

Radio +4,2%

Relazioni Pubbliche +3,1%

Promozioni +2,7%

Direct Response +2,2

Sponsorizzazioni +1,4%

TV +1,4%

Esterna +0,7%,

Stampa -3,5%

Cinema -6,3%,

Dunque, dei mezzi tradizionali si salva solo la radio, e solo Internet mostra buona salute. In particolare, e qui c’è una mezza sorpresa per chi da anni si sente ripetere che i banner non funzionano, è la display advertising a registrare l’aumento maggiore, mentre il resto delle attività di pubblicità online aumenta con minore intensità.

C’è chi parla di vittoria del banner, e scrive:

Dove va la pubblicità che manca all’appello? Su Internet naturalmente, dove gli investimenti sono in pieno boom (+26%). Ma quello che sorprende – per primi quelli dell’Upa – è il fatto che a sfondare sulla rete non è né la pubblicità per parole chiave (quella di Google per intenderci), né le forme innovative di advertising (quelle interattive immediatamente misurabili dalla risposta degli utenti o quelle ripagate in base ai clic). Il botto su Internet lo fa invece la pubblicità classica, tabellare (banner, bottoni, interstitial).

In verità il fatto che aumenti la spesa in banner non significa che questa sia più efficace: anzi, in termini di ritorno d’investimento misurabile, non lo è affatto. In termini di branding, probabilmente si, ma è difficile stabilire quanto.

Il trend si spiega invece col fatto che il tipo di pubblicità che più risente della crisi è quello sulla carta stampata, ed il tipo di pubblicità online che più corrisponde a questa è proprio la display advertising. Facile da vendere agli investitori, specialmente se i centri media non sono esperti di search advertising o addirittura social marketing.

Semplice, no ?

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