1 settembre 2010 | |

WiMax verso la mobilità totale

Gli operatori WiMax italiani tornano in azione e si preparano alla fase due: offrire il servizio in banda larga mobile, tramite speciali chiavette usb da inserire in qualsiasi computer. Finora, in Italia, il WiMax è stato in tutto simile all’Adsl: un servizio usato per connettersi da casa o in ufficio, senza linea fissa, ad alta velocità e costi medio-bassi (da 20 euro al mese).

In prima linea per la fase due sono Mandarin e Retelit, che operano in Sicilia e nel Centro-Nord, rispettivamente. Il primo ha già cominciato a sperimentare gli accessi mobili su WiMax, mentre il secondo lo farà tra settembre e ottobre. Entrambi hanno provato in laboratorio le prime connessioni mobili, per testare la qualità del servizio. “Dimostreremo che è possibile navigare in WiMax con una chiavetta e un pc, a prezzi più bassi e a velocità molto più alta rispetto a quanto offerto dagli operatori mobili”, spiega Diego Teot, sales manager di Retelit, la cui rete è utilizzata da una quindicina di operatori, che offrono il servizio al pubblico. “Abbiamo capito che gli utenti vogliono navigare veloci ovunque vadano, ma le chiavette Umts/Hspa degli operatori mobili sono ancora troppo lente”, aggiunge Davide De Caro.
La chiave di tutto è appunto il confronto con gli operatori mobili. I fornitori di WiMax cavalcano il malcontento degli utenti nei confronti delle scarse prestazioni delle chiavette Umts/Hspa. Come confermano recenti test 1, anche se promettono velocità fino a 21 Mbps, le chiavette offrono in media 2 Megabit reali. Se ne lamentano gli utenti, e qualche giorno fa sulla questione è intervenuta anche l’Antitrust per pubblicità ingannevole, mentre Corrado Calabrò di Agcom ha lanciato l’allarme 2 per il prossimo collasso della rete mobile. I primi test del WiMax su chiavetta, invece, promettono bene: Retelit e Mandarin parlano di una velocità media reale di 6 Megabit al secondo (in download), sui 7 Megabit promessi come massimo raggiungibile.
Il WiMax in mobilità è una novità in Italia, ma all’estero non lo è affatto: negli Usa l’operatore Clearwire ha lanciato persino i primi due cellulari con cui connettersi e telefonare tramite questa tecnologia (sono di Htc e Samsung). L’idea di fondo è comunque la stessa: il WiMax prova a dare accesso banda larga, fisso o mobile, sopperendo ai limiti delle reti tradizionali (Adsl o Umts/Hspa). E per limiti s’intende sia l’assenza di copertura sia le basse prestazioni che – con l’Adsl o, più spesso, con le  chiavette – affliggono alcune zone.
L’altra faccia della medaglia è che il WiMax sembra aver rinunciato alla promessa di essere una rete capillare alternativa a quella tradizionale. Tenderà a dare il proprio contributo in zone limitate del territorio o per esigenze specifiche (per esempio della pubblica amministrazione). Questo è vero in particolare in Italia, dove la tecnologia è stata penalizzata dalla tardiva assegnazione delle licenze da parte dello Stato. La copertura italiana è a macchia di leopardo. Gli operatori WiMax italiani non dichiarano quanti utenti hanno, ma è possibile stimarne in numero di circa 20 mila. La copertura dovrebbe continuare a crescere nei prossimi mesi, ma ormai è evidente che non arriverà mai alla maggior parte della popolazione.
I servizi mobili su chiavetta saranno ancora più limitati: gli operatori li offriranno solo nelle zone dove il segnale Umts è molto saturo o è assente e solo dove hanno una copertura molto uniforme. Per offrire il WiMax mobile, infatti, bisogna che in una zona (anche circoscritta) le antenne non creino buchi di copertura, così l’utente può andare da una parte all’altra senza perdere il segnale. Un’altra condizione è la disponibilità di chiavetta WiMax funzionali ed economiche, che però stanno cominciando ad arrivare sul mercato. Insomma, il WiMax non farà certo tremare il business delle grandi telco. Ma potrebbe aiutare gli utenti ad avere la banda larga in zone dove i servizi tradizionali funzionano male o per niente.

da Repubblica.it

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