12 febbraio 2008 | |

Inghilterra batte Italia 53-5. Rugby? No, E-commerce

Più precisamente, Gran Bretagna batte Italia 53,3 miliardi di sterline a 5,3 miliardi di euro di spesa per acquisti online, come ha recentemente riportato il Corriere della Sera online.

Secondo i dati diffusi da Interactive media in Retail group (Imrg), nel 2007 i britannici hanno speso in e-commerce l’equivalente di circa 72 miliardi di euro. Il 17,7% del valore delle vendite al dettaglio complessive è avvenuto via Internet, e la stima è che nel 2018 il fatturato del commercio elettronico nel Regno Unito sarà pari a quello online.

Cifre molto più modeste nel Belpaese secondo il Consorzio del commercio elettronico italiano Netcomm e la School of management del Politecnico di Milano, con un fatturato complessivo di 5,3 miliardi di euro nel 2007. Neppure i trend di crescita sono incoraggianti, con un 30% rispetto al 2006 per l’Italia a fronte di un +76% oltremanica. Anche per quanto riguarda i visitatori ai siti di e-commerce, la crescita è lenta, facendo registrare un +6% nel 2007, con una penetrazione del 44% sul totale dei navigatori, contro una penetrazione del 65% della Gran Bretagna.

Secondo Netcomm le ragioni principali sono due:

1. Le aziende italiane investono ancora poco in questo canale, totalizzando solo la metà del fatturato del settore. L’altra metà è sviluppato da iniziative imprenditoriali nate online pochi anni fa. La riluttanza è legata alla paura di cannibalizzare le reti tradizionali.

2. Gli italiani hanno ingiustificate paure per la sicurezza in rete. Lo confermano i dati Nielsen del primo semestre del 2007, per cui il 36% dei navigatori italiani ha frequentato un sito di e-commerce, ma solo il 22% ha comprato qualcosa. In Gran Bretagna invece ad un 55% di frequentatori si contrappone un 52% di acquirenti.

Secondo Nielsen il problema della mancanza di fiducia nei sistemi di pagamento online è fenomeno solo italiano. Il web viene visto più che altro come luogo dove informarsi sul prodotto per poi procedere all’acquisto in un negozio tradizionale. I siti di confronto prezzi hanno un peso importante all’interno della categoria e-commerce, raggiungendo il 32% dei navigatori italiani.

Curiose anche le differenze sul tipo di acquisti effettuati. In Gran Bretagna si acquistano soprattutto libri (45%), poi Video/DVD/Giochi (44%), seguiti da Abbigiamento/Calzature/Accessori (38%), Musica (37%) e Vacanze/Prenotazioni Albergiere/Biglietti Aerei (25%). In Italia invece è il turismo al primo posto secondo la stima di Netcomm, con il 49% pari a 2,6 miliardi di euro. Seguono informatica ed elettronica (9%) e assicurazioni (8%).

Insomma, gli italiani comprano in rete quello che non riescono a trovare altrove allo stesso prezzo, vedi il caso delle polizze online e il successo di eBay che a novembre per Nielsen ha raggiunto gli 8,7 milioni di utenti unici.

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