Wednesday, October 31, 2007

Da Google Adwords a Google Marketing Dashboard

Da qualche giorno circolano indiscrezioni secondo le quali Google sta lavorando alla creazione di una nuova piattaforma, ufficiosamente definita Google Marketing Dashboard, che consentirà a agli inserzionisti di controllare tutte le attività pubblicitarie gestite da Google

Al momento, gli account consentono di gestire solo le campagne di link sponsorizzati e banner in Google e nei siti partner. Ma i recenti sviluppi delle acquisizioni di Google, fra cui DoubleClick, Youtube, Myspace e Orkut, hanno aperto spazi pubblicitari immensi, che non solo vanno oltre i classici Adwords, ma addirittura si spingono offline. (ad esempio nei telefonini, ma in futuro in TV e sulla stampa)

Le indiscrezioni, dunque, non fanno altro che confermare quanto oramai viene atteso con impazienza dagli operatori di marketing di mezzo mondo: la possibilità di controllare direttamente in un unico account tutte le attività di marketing online, saltando intermediari, incompatibilità di formati e differenze di metodi di valutazione, con eccezionali prospettive in termini di efficienza ed efficacia delle campagne pubblicitarie in Internet.

Labels: ,

Tuesday, October 30, 2007

Google finanzia Mozilla e sfida Microsoft

Molti si chiedono come si finanzi la Mozilla Foundation, organizzazione che si occupa dello sviluppo del browser Firefox e del client di posta Thunderbird, principali concorrenti di Microsoft nei rispettivi settori. La recente pubblicazione del bilancio 2006, largamente positivo con ricavi per circa 67 milioni di dollari, svela l'arcano: l'85% dei ricavi viene da Google.

47 milioni di dollari è infatti l'ammontare della cifra versata dal colosso di Mountain View per l'integrazione nel browser Firefox della casella di ricerca in Google. Per ogni ricerca eseguita dalla search box, Google corrisponde alla Mozilla Foundation una certa cifra. Non è chiaro a quanto essa ammonti, ma come mostra anche l'accordo Safari-Apple, si tratta di un notevole business.

Cosa ancora più interessante, il finanziamento di Google, al di là del ritorno economico diretto, appare senza dubbio un investimento nel settore del browser per sfidare Microsoft nel suo campo. Le ultime cifre dicono che dal 2005 al 2007 è raddoppiata la quota di mercato rosicchiata a Bill Gates da Brin & Page, attestandosi a metà di quest'anno attorno al 15%.

Labels: , , ,

Friday, October 26, 2007

Accordo Microsoft-Facebook, la risposta a Google-Myspace

Microsoft si compra un pezzo di Facebook, ritenendolo il social network del futuro, attualmente ricco di 18 milioni di utenti più o meno attivi (15 solo negli USA) . Più che per il valore in sè, Facebook ha attirato Microsoft per le sue prospettive di crescita, e soprattutto per la possibilità di offrire una notevole profilazione del target pubblicitario.

Gli utenti di Facebook, infatti, sono identificabili per variabili sociodemografiche e di lifestyle, dunque un gruppo molto segmentabile per indirizzare pubblicità online mirata. L'affare viene presentato come una sconfitta per Google, egualmente interessato ma tagliato fuori dall'accordo. In realtà Google l'affare sembra averlo già fatto, anticipando tutti ancora una volta, accordandosi mesi fa con Myspace, social network molto più esteso di Facebook (75 milioni contro 18) diventato uno dei principali fornitori di spazi pubblicitari Adsense.

Labels: , , , , , ,

Wednesday, October 10, 2007

Giro di vite di Google contro i link a pagamento

Danny Sullivan, massima autorità nel settore del posizionamento nei motori di ricerca, ha di recente pubblicato un articolo sulle nuove penalizzazioni di Google nei confronti di chi vende link allo scopo di influenzare l'algoritmo di ricerca.

E' noto che il sistema di ranking di Google si basa molto su quantità e qualità di backlink che un sito riceve. La famosa formula del PageRank, per quanto aggiornata di continuo, assegna un punteggio più alto ai siti molto linkati, specialmente se questi link vengono da siti a loro volta ricchi di backlink.

Per non avere introdotto questo sistema, sono falliti miseramente motori di ricerca del calibro di Altavista, Lycos, Excite, Inktomi. E pure quelli superstiti, Yahoo e Msn (ora Live), si stanno ancora leccando le ferite. Il PageRank è stata l'invenzione del secolo (scorso).

Stante l'importanza del ranking di Google, ovviamente si è creato un mercato di compravendita di link, soprattutto negli Stati Uniti, dove sono sorte vere e proprie aziende che aiutano i webmaster a guadagnare posizioni nelle ricerche vendendogli link preziosi, con elevato valore di PageRank. La cosa non piace a Google, perchè in questo modo anche siti di scarsa qualità, non in grado di ricevere link spontanei, possono guadagnare visibilità nell'indice grazie ai soldi. Per costoro, Google mette a disposizione Adwords, il sistema pay per click che consente di visualizzare link sponsorizzati accando ai risultati "puri".

Fra gli addetti ai lavori, da tempo si discute della questione. Molti ritengono che Google non voglia salvaguardare la purezza del suo indice, ma solo guadagnare grazie ad Adwords. La dimostrazione sarebbe il fatto che molti siti di spam compaiono comunque nell'indice, e che Google non intervenga. Non solo: i siti delle aziende che vendono link compaiono sotto forma proprio di annunci Adwords.

Chi difende Google, invece, sostiene che Brin & Page non hanno interesse a sporcare i risultati organici, perchè è proprio la loro rilevanza che piace al pubblico che ha premiato Google rendendolo il motore di ricerca più usato del pianeta. E la posizione di Danny Sullivan? E' piuttosto salomonica: Google ha tutti i diritti di estromettere chi vende link, ma non riuscirà mai a trovarli tutti, rischiando anche di penalizzare siti che pur vendendo link sono importanti per la completezza dell'indice. Sarebbe meglio, secondo Sullivan, che Google trovasse un sistema per individuare i link di scarso valore, a pagamento o no.

Personalmente ritengo che chi critica Google sottovaluti l'importanza della purezza dei risultati organici. I link a pagamento in grado di fare la differenza sono molto costosi, e lasciando fiorire questo mercato si finirebbe per avere un indice in cui chi paga di più è al primo posto, avendo così un doppione di Adwords. Per quando sia utopistico avere un indice in cui la rilevanza è stabilita in modo puramente oggettivo, è innegabile che l'algoritmo di Google funzioni molto bene così com'è, perchè i siti interessanti ricevono link, quelli inutili no. Lo dimostrano i miliardi di ricerche eseguite giornalmente.

Labels: , ,

Friday, October 05, 2007

Yahoo lancia la pubblicità personalizzata nei motori di ricerca

In Italia è passato sotto silenzio, addetti ai lavori a parte, il lancio da parte di Yahoo di un nuovo, a mio parere rivoluzionario, sistema di pubblicità online. Si tratta di SmartAds, una piattaforma tecnologica che consente agli inserzionisti di Yahoo di visualizzare pubblicità diverse per target diversi.

"There is an ad for everyone" è il motto di SmartAds.
Rispetto alla keyword advertising, la novità è che il targeting non avviene in base alle parole chiave digitate dall'utente, bensì al suo comportamento online, scelte e abitudini di navigazione, download, acquisti in rete, personalizzazioni di visualizzazione, ecc...

Si tratta di una mossa che molti si aspettavano da Google, invece una volta tanto Yahoo ha preceduto il più potente arcirivale. Com'è possibile ? La mia opinione è che Google, con tutti gli occhi dei media puntati addosso, stia temporeggiando prima di lanciare un servizio pubblicitario che farà sicuramente venire allo scoperto nervi già tesi sull'annosa questione della privacy online. Forti del suo enorme vantaggio competitivo, Brin e Page volentieri lasciano a Yahoo il ruolo di rompighiaccio in questa nuova frontiera della pubblicità online.

Sono sicuro che Google sarebbe già tecnicamente in grado di proporre qualcosa di simile, ma che abbia giudicato la cosa prematura. Sospetto inoltre che Yahoo abbia accelerato l'uscita di una tecnologia ancora in beta in un tentativo quasi disperato di recuperare terreno. Non a caso l'annuncio ha seguito di poco tempo il reinsediamento al vertice dell'azienda di Jerry Yang, uno dei due co-fondatori di Yahoo. Se il rilancio fallirà, Microsoft è pronta a fare un solo boccone dell'ex-gigante di Internet.

Labels: , , , , ,

Thursday, September 27, 2007

Google compie 10 anni, anzi 9

Lo scorso 15 settembre La Repubblica ha dedicato un'intera pagina al 10° compleanno di Google, con un articolo dal roboante titolo: I dieci anni che sconvolsero il web.

Oggi, 27 settembre, Google festeggia il suo 9° compleanno pubblicando un logo apposito. (vedi qui sopra)

E' solo uno dei vari casi, e neppure il più signficativo, che dimostrano l'approssimazione con cui il mondo dei media tradizionali affronta la rete. L'articolo a firma Vittorio Zucconi si sofferma prevalentemente sugli aspetti più folkloristici della storia di Google, e non entrando nello specifico non fornisce troppe informazioni imprecise. Quando però si sbilancia sulle cifre, ecco che subito arriva lo strafalcione.

Ad esempio, il dato del 50% di ricerche fornite dal motore di ricerca più usato nel mondo è sballato. E' un dato che si riferisce agli soli Stati Uniti e alle sole ricerche effettuate direttamente nel sito Google, escludendo tutte quelle dei portali che lo utilizzano, con cui si arriva al 60% negli USA nell'agosto 2007 secondo Nielsen/Netratings. Non vi sono dati ufficiali relativi al mondo intero, ma basti sapere che Google arriva all'80% in Gran Bretagna e Francia e addirittura al 90% in Germania secondo varie autorevoli fonti.

E' nota l'idiosincrasia dei giornalisti italiani per numeri e statistiche, quindi non c'è da meravigliarsi. Essendo noto anche lo scarso spirito di autocritica degli stessi, non c'è nemmeno da meravigliarsi leggendo un affermazione del genere:

"Pesa come una spada sulla testa di politici che citano fatti sbagliati o a sproposito, perché nei millisecondi necessari per "google", per compiere una ricerca nell'universo dello scibile, le loro panzane, i loro precedenti imbarazzanti e le loro contraddizioni saranno illuminati"

Da che pulpito vien la predica. Forse se Zucconi avesse speso qualche millisecondo in più a cercare la data di nascita esatta di Google, si sarebbe risparmiato la figuraccia. O, ancora meglio, consultando gli archivi online del suo stesso giornale, avrebbe scoperto che Repubblica.it nel 2003 aveva correttamente annunciato il 5° compleanno di Google.

Insomma, Google è una spada non solo sui politici, ma su chiunque scriva cose inesatte. E non sono pochi, online e offline.

Detto questo, ci sarebbe da parlare dei diec... anzi, nove anni che sconvolsero il web. Visto che l'hanno già fatto in molti, suggerisco questo sintetico post.

Labels: ,

Monday, September 24, 2007

A VOLTE RITORNANO: RIECCO VIRGILIO

Chi non ricorda Virgilio? Pochissimi, credo. Il portale italiano per antonomasia per anni è stato protagonista, inizialmente con la sua directory di siti italiani, poi come portale vero e proprio.

Chi si ricorda quando Virgilio è scomparso? Io no, così a naso direi un paio d'anni fa, ma potrei sbagliarmi. Mi ricordo però chi l'ha fatto scomparire: il portale Alice.it l'ha fagocitato nell'ambito del lancio in pompa magna dell'adsl di Telecom Italia.

Praticamente, il marchio italiano online forse più celebre è stato buttato nel c...ortile da un management che evidentemente aveva in mente qualcos'altro, un qualcosa per cui valeva la pena sacrificare un marchio così prezioso. Un qualcosa che probabilmente aveva a che fare con strategie di marketing della Telecom, ma che nemmeno un esperto di queste cose come Mauro Lupi sa spiegare. Qualsiasi cosa fosse, devono avere sbagliato i calcoli visto che ora Virgilio.it è tornato. Questo l'incipit del comunicato ufficiale:

Online da oggi, è di nuovo in rete “Virgilio, powered by Alice”, raggiungibile sia digitando www.virgilio.it che www.alice.it. Un nuovo logo e una nuova homepage daranno il bentornato a uno dei brand più conosciuti e amati dagli internauti.

A me sembra il classico caso in cui si chiude la gabbia dopo che le belve sono uscite. Il nome Virgilio era già in declino quando è stato ridotto all'oblio qualche anno fa. Il modello a directory, fatto di siti selezionati manualmente da editor, era stato soppiantato dal modello del motore di ricerca imposto da Google, tanto è vero che le ricerche di Virgilio (e poi di Alice.it) erano appunto gestite da Google stesso.

Anche l'idea di portale accentratore ha mostrato la corda già da tempo, per cui sembrano poco interessanti le principali novità del nuovo Virgilio:

La nuova homepage è personalizzabile, per essere sempre più vicino ai bisogni dell'utente. E' infatti possibile impostare il proprio segno zodiacale, o la città di cui si vogliono avere le previsioni meteorologiche. Ma anche visualizzare subito i nuovi messaggi di posta ricevuti al proprio indirizzo mail di alice.it.

Infine, last but not least, di Virgilio è rimasto il marchio ma gran parte delle "risorse" umane che ci avevano lavorato sono state da tempo tagliate, per cui è difficile pensare che il meglio del vecchio Virgilio possa mai tornare sotto forma di idee originali e servizi validi.

Con queste logiche,
se Google fosse nato in Italia a quest'ora non ne sarebbe rimasto che il logo, ribrandizzato nel portale di America On Line.

Tristezza? No! Allegria ! Per fortuna stasera c'è Mike Bongiorno che presenta Miss Italia...


La (triste) storia ufficiale di Virgilio



Labels: , , ,

Wednesday, July 11, 2007

ADVERTISING SPACE INVADERS

Lupi in fabula... proprio mentre scrivevo della percezione della keyword advertising da parte dei blogger italiani secondo la ricerca di Diario Aperto, Mauro Lupi ha pubblicato un post nel suo blog che affronta il tema più generale dell'invasività della pubblicità online.

Lo spunto è un articolo del sociologo Giampaolo Fabris apparso su Affari&Finanza di lunedì 9 luglio.

In sintesi, Fabris afferma che la publicità online è troppo invasiva:

Vi sono molte evidenze che, a meno che non sia l’utente a cercarla [...] la pubblicità in Rete viene guardata con un crescendo di insofferenza.
[...] Perché gli internauti, che pure hanno un atteggiamento laico nei confronti della pubblicità, non l’amano affatto a casa loro. Internet, per gran parte del suo pubblico, è potersi muovere liberamente in Rete senza vincoli e senza costrizioni. Un’insofferenza anche motivata dalla diffusione dello spamming, in genere a contenuto pornografico. [...] Ben diverso quando, mettendo a sistema la impressionante mole di dati che i motori di ricerca dispongono, verrà offerta una pubblicità coerente ai propri gusti, aspettative e stile di vita.

In parole povere, Fabris salva la search advertising, e mette tutto il resto in un enorme calderone assimilato alla componente più deteriore della pubblicità online, lo spamming.

Che dire? E' un po' il destino della reclame, quello di essere criticata per la sua invasività, salvo poi rimanere il pilastro su cui si poggia tutta la media economy, sia new che old. In questo senso ha ragione Lupi che ha così replicato indirettamente nel suo blog:

Ditemi una forma di pubblicità che sia apprezzata dai destinatari; ovvio che se chiedi a qualcuno “ma a te piace la pubblicità su internet”, la risposta sia “no”. Pensate invece che se lo chiedete a proposito di TV, radio o stampa le risposte siano “wow, certo! adoro lo spot che interrompe il film”, oppure “non vedo l'ora di sporcarmi le mani di colore su quei paginoni pubblicitari interni al quotidiano”?

Come ho già detto nel post precedente, credo che per quanto invadente la pubblicità sia accettata un po' da tutti, chi più chi meno. Alla maggior parte delle persone in realtà non piace, più che la pubblicità, l'idea di essere influenzata da essa.

Detto questo, vorrei rispondere all'invito di Lupi Ditemi una forma di pubblicità che sia apprezzata dai destinatari. Io dico la search advertising, o keyword advertising che dir si voglia.
Quella nei motori di ricerca è l'unica forma di pubblicità esistente che il consumatore attivamente decide di fruire. E' la vera novità pubblicitaria portata dalla rete, e non a caso su di essa Google ha costruito il suo impero.

Se sarà impero del Bene o del Male.... ai post l'ardua sentenza.






Labels: , , , , ,

Wednesday, June 20, 2007

Benvenuto Youtube Italia!

Esordisce la versione italiana della piattaforma di videosharing più famosa al mondo. Oltre al youtube.com oggi sono nove YouTube destinati al pubblico nazionale Regno Unito, Brasile, Francia, Irlanda, Giappone, Olanda, Polonia, Spagna e Italia appunto.

La videoanimazione di benvenuto è, a mio avviso, decisamente brutta: un piatto di spaghetti cade dal cielo mentre una mucca ascolta una tarantella.



Un neo della versione italiana è la mancanza di un dominio youtube.it, sopperito da un poco user friendly it.youtube.com. Infatti, il dominio youtube.it non è di proprietà di Google.

Youtube Italia potrà facilitare l'implementazione di Google Universal Search anche nel Bel Paese. Infatti, Youtube Italia metterà a disposizione di Google.it un database di video esclusivamente in italiano da cui attingere per compilare le nuove Serps.

Labels: , ,

Tuesday, June 19, 2007

Nasce GBuy: scontro Google - eBay?

Nasce GBuy, il sistema di pagamento di Google concorrente a PayPal. Secondo il Forbes, dopo un anno esatto di test sarà lanciato il prossimo 28 giugno 2007.

GBuy non è solo un nuovo metodo di pagamento online, ma anche un sistema di certificazione per i servizi degli affifliati. GBuy terrà per sè minori percentuali sul venduto, circa 1,5-2%, rispetto a 2,5-3% di PayPal. Inoltre GBuy sarà integrato alle funzioni del motore di ricerca, monitorando le transizioni. Ci saranno vantaggi a chi ne farà uso: da un lato i compratori potranno avere una garanzia immediatamente visibile, dall'altro lato i venditori “certificati” vedranno il loro traffico aumentare e il volume di business crescere, con possibili cambiamenti delle Serp e implicazioni lato SEO.

L'operazione GBuy non è costata poco a Google, che ha perso il miglior investitore AdWords. Infatti, eBay ha deciso di sospendere le campagne advertising sul motore di ricerca. Oltre a questo provvedimento diretto, eBay ha stretto un accordo con Yahoo!, che utilizzerà esclusivamente PayPal per le proprie transizioni. Ha pensato ad un programma advertising “AdContext” che risponda ad AdSense. Ha, infine, annunciato l'implementazione della piattaforma di vendita che permetterà a compratori e venditori di mettersi in contatto attraverso Skype, che ricordiamo è marchio eBay.

C'è ora da chiedersi quali saranno le conseguenze nel breve e nel lungo periodo. Vedremo Google leader anche nel settore dei pagamenti, riuscirà a spodestare PayPal? Le strategie attuate da eBay saranno in grado di tenere il colpo? Difficilmente la comparsa di GBuy lascerà la situazione invariata.

Labels: , , ,

Friday, June 15, 2007

Google: il potere dei dati

Dopo le pressioni esercitate dall'Unione Europea, il motore di ricerca più utilizzato al mondo ha deciso di limitare a un anno e mezzo la permanenza nei propri database dei dati relativi ai singoli utenti europei.
Questo provvedimento va a toccare aspetti delicati del web: non solo la gestione dei dati sensibili degli utenti, ma soprattutto le preferenze, gli usi e i costumi degli internauti.
Fino ad ora Google offriva questo regolamento a coloro che decidevano di avvalersi dei servizi offerti:

  • Possiamo usare i dati personali per fornire i servizi che avete chiesto, ivi inclusa la visualizzazione di contenuti personalizzati e della pubblicità.
  • Possiamo anche usare i dati personali ai fini di controllo, ricerca ed analisi per gestire e migliorare le tecnologie ed i servizi di Google.
  • [...]
  • Quando ci serviamo di terzi per farci aiutare nel trattamento dei vostri dati personali, chiediamo a tali terzi di rispettare le nostre Norme sulla privacy e qualunque misura di riservatezza e sicurezza necessaria.

Ad oggi questa norma così generica non dava nessun limite sui dati dell'utente. Sostanzialmente, la decisione presa in questi giorni da Google è di limitare nel tempo (18 mesi) ciò che deriva da questo contratto. Dunque dopo un anno e mezzo verrà cancellato il nome a fianco all'elenco di preferenze che l'utente ha generato nel tempo.
Vorrei far notare che da questi provvedimenti è esclusa la gestione dei dati aggregati non personali.
I dati aggregati non personali sono le statistiche di navigazione degli utenti di Google, in cui non compaiono i nomi e cognomi.
Finora, a riguardo, le norme del contratto si limitavano a dichiarare:

  • Possiamo condividere dati aggregati non personali con terze parti esterne a Google.

Queste indicazioni danno a Google pressochè illimitate possibilità di utilizzo dei dati non personali, dando per scontato l'utilizzo l'interno e ritendoli come proprio patrimonio.

Le restrizioni europee non limitano nei fatti l'azienda di Mountain View, ma tutelano la privacy dell'utente. Google, quindi, rimane in pieno possesso di dati statistici utili per tracciare una panoramica precisa e, soprattutto, reale dei gusti e delle abitudini degli utenti – consumatori. C'è da scommettere che nessuna agenzia di statistica al mondo è in possesso di dati così qualificati ed attendibili.

Se pensiamo che Google non solo immagazina i dati dei fruitori delle ricerche sul motore, ma ha accesso ai dati derivanti dalla gestione delle campagne Adwords, alle statistiche di Analitycs, al traffico legato agli spazi pubblicitari grafici e video (la recente acquisizione di DoubleClick), allora ci rendiamo conto dell'enorme capitale che l'azienda statunitense che ha acquisito e sta continuando ad acquisire.
Non credo si prospetteranno mai scenari orwelliani, ma penso che sempre più l'azienda Google stia affermando il proprio ruolo su questioni economiche e politiche mondiali.

Labels: , ,

Tuesday, June 12, 2007

Google Universal Search Italia è diventato realtà


La Rivoluzione di Google è cominciata anche per la versione italiana.

Solo un mese fa Google aveva annunciato la propria intezione di integrare nella pagina principale dei risultati link ricavati dai propri altri motori di ricerca verticali: video, immagini, mappe, news e altri ancora. Oggi, con un po' di sorpresa per il breve tempo trascorso tra l'annuncio e la realizzazione, la novità è diventato dato di fatto. L'aspetto davvero sorprendente è che la rivoluzione non si è limitata solamente al .com come spesso accade nel breve periodo, ma ha interessato anche per .it.

Non si tratta semplicemente dell'integrazione con i risultati di Google Maps per alcune specifiche e comprensibili keywords (come albergo Roma o ristorante Catania), ma di un nuovo modo di concepire i risultati offerti da Google. Infatti, possiamo notare che, ad esempio, per la parola “coriandoli”, o “Ronaldinho goal” troviamo una serie di informazioni che vanno ad integrare i risultati semantici con video ed illustrazione.

Il lavoro dei SEO, cioè di chi cura il posizionamento dei siti web è destinato inevitabimente a modificarsi.

Labels: , , ,

Thursday, June 07, 2007

Segreti del ranking di Google: interessanti rivelazioni


Un po' come la ricetta della Coca-Cola anche l'esatta formula che determina il ranking di Google non è data a sapersi con sicurezza. Sono innumerevoli le ipotesi che circolano a proposito, ma nessuno può dire di averla individuata con certezza. La questione interessa molto da vicino i SEO, Search Engine Optimizator, i quali potrebbero fare carte false per entrare nelle stanze di comando del Googleplex e ricavare elementi utili per il proprio lavoro.

Proprio pochi giorni fa, questo “privilegio” è stato riservato ad un giornalista del New York Times, invitato a passare una giornata con Amit Singhal – custode della formula del ranking – e gli ingegneri del Search Quality Team di Google.

Ovviamente non sono stati svelati veri e propri segreti, ma il giornalista ha potuto osservare il lavoro quotidiano del Team di Google e porre domande. Nell'articolo in cui viene raccontata l'esperienza emergono molti particolari, anche inediti, che danno indicazioni estremamente interessanti sia sugli algoritmi di Google che sulla organizzazione interna del lavoro.

Amit Singhal afferma che le aspettative degli utenti riguardo alle interrogazioni al motore di ricerca sono cresciute enormemente negli ultimi anni. Questa considerazione apparentemente scontata, per Google significa un continuo perfezionamento della formula di ranking e un monitoraggio costante dei risultati ottenuti. Infatti, una modifica all'algoritmo può portare miglioramenti per un settore, ma peggioramenti per altri.
E' Amit Singhal tenere la situazione sotto controllo e ad impartire tutte le direttive. Infatti, ogni segnalazione dei diecimila impiegati del Googleplex arriva direttamente sul desk di Singhal, il quale verifica e dà indicazioni sulle modalità operative.

Il New York Times descrive un'importante novità che sta segnando l'evoluzione del motore di ricerca: l'affermazione del concetto di freshness. L' implementazione di questo principio ha dato vita all'algoritmo QDF (Query deserve freshness). Quest'ultimo è sviluppato per migliorare il ranking di particolari risultati, permettendo di analizzare quanto peso debba essere dato al fattore freschezza, ovvero quali pagine appena create o rinnovate debbano essere incluse immediatamente nei risultati. Il principio della freshness cambia radicalmente le regole del ranking, che fino ad oggi hanno sempre tenuto in considerazione l'anzianità delle pagine e la popolarità di link che queste avevano generato.

Altra novità: Google, secondo quanto ha scritto il New York Times, sta progressivamente implementando moduli (detti classifiers, classificatori) che cercano di capire quali tipi di informazioni siano più utili alla ricerca dell'utente, cioè se nella query si sta facendo rifermento a categorie prodotto, luogo o persone.

Tra le righe dell'articolo emergono non solo novità ma anche conferme: il ranking avviene considerando più di 200 singoli fattori, tra i quali c'è anche la la vicinanza semantica del topic del documento a quello della query. Inoltre si è avuta la conferma definitiva che Google tiene traccia dei cambiamenti nel tempo di un documento presente nel proprio database.

Per chi lavora nel campo della Search Engineering Optimization, molte cose scritte nell'articolo del New York Times sono la conferma di ipotesi fatte, che delineano le linee e i principi che guidano la continua evoluzione dell'algoritmo del ranking.

Labels: , ,

Tuesday, May 08, 2007

Pubblicità online: Fallisce l'assalto di Microsoft a Yahoo

Corsi e ricorsi storici. Microsoft, l'azienda con più accuse di monopolio della storia, sta cercando disperatamente di trovare contromisure al quasi monopolio di Google nella pubblicità online.

E' però fallita la trattativa per l'acquisizione di Yahoo!, che sembrava ormai cosa fatta.

Google ha costruito il suo impero grazie alla superiorità del suo motore di ricerca e i link sponsorizzati ad esso associati. Visto però che il settore del keyword advertising rappresenta il 40 per cento del mercato della pubblicità online, recentemente Google ha esteso il suo dominio pagando oltre 3 miliardi di dollari per DoubleClick, la principale azienda nel settore banner e display advertising, sbaragliando proprio la concorrenza di Microsoft.

Ora Bill Gates vuole e deve correre ai ripari per ampliare la sua presenza nel mercato della pubblicità online e in quello dei motori di ricerca, il settore chiave di Internet. A nulla sono valsi gli sforzi per cercare di sviluppare internamente questi settori, con Msn e Adcenter: Microsoft qui è il terzo player e controlla solo quote di mercato minime, dell'ordine del 10%. Meglio fa Yahoo, il rivale storico di Google, un tempo il sito più visitato al mondo ma ora piuttosto in crisi. Uniti, Microsoft e Yahoo arriverebbero al 38% delle ricerche nei motori negli USA contro il 48% di Google, mentre a livello mondiale, la quota scenderebbe al 27% conto 66% .

Da qui l'idea, nata mesi fa e ora sempre più forte, di acquisire Yahoo. Alla notizia che Microsoft è tornata alla carica valutando Yahoo! 50 miliardi di dollari, le azioni Yahoo! hanno guadagnato il 18%. In Borsa Yahoo! viene da un lungo periodo di depressione che ha portato il titolo a perdere oltre un terzo del suo valore nell'arco del 2006, proprio mentre i rivali di Google conquistavano un record dopo l'altro. Si pensava dunque che l'offerta di Microsoft fosse una di quelle da non rifiutare. I fondatori di Yahoo, Yang e Filo, hanno declinato: proprio non ne vogliono sapere di cedere a Gates la loro società, nata con l'ideale della rete democratica proprio contro i monopoli dell'economia dell'informazione.

C'è da sospettare, tuttavia, che i motivi siano altri, meno nobili. Yahoo non ha esitato a collaborare col regime cinese, tutt'altro che democratico, consegnando dati sensibili che hanno portato alla cattura di un dissidente che faceva propaganda tramite Yahoo Groups. Dunque, collaborare con Bill Gates non dovrebbe essere un problema. Forse la verità è che Yahoo! spera ancora di farcela da sola e non si rassegna alla sconfitta contro l'arcirivale Google che, fondato 3 anni dopo, ha da tempo spodestato l'ex-regina di Internet.



Link: scopri i servizi di keyword advertising di Euro.runner


Labels: , , , , ,

Wednesday, April 18, 2007

Google compra Doubleclick: si va verso il monopolio della pubblicità online?


Google ha acquisito DoubleClick, leader mondiale della pubblicità online tramite banner. In questo modo ha aggiunto un importante tassello mancante alla sua strategia: il controllo mondiale degli spazi pubblicitari grafici e video in Internet.

Infatti, mentre Google dominava il mercato del keyword advertising, la pubblicità pay per click nei motori di ricerca, la sua rete di partner per le inserzioni rich media lasciava molto a desiderare. Ora l'accordo porta all'acquisizione di 1.500 clienti Doubleclick fra cui General Motors, Coca Cola, Motorola, L'Oreal, Visa e Nike, oltre al controllo di un immenso database di informazioni sui conumatori online di ogni angolo del mondo economicamente rilevante.

Doubleclick faceva gola a molti, prima fra tutti Microsoft, ma Google ha offerto una cifra astronomica, oltre 3 miliardi di dollari (in contanti), sbaragliando letteralmente la concorrenza. E proprio la concorrenza è l'aspetto più delicato dell'affare, poichè Google rischia di diventare un monopolista assoluto della rete, tanto che della cosa si interesserà l'Antitrust USA. Principale accusatore è proprio Microsoft: da che pulpito viene la predica, verrebbe da dire.

Come fa notare Mauro Lupi, Google può iniziare a porsi come interfaccia complessiva per gli advertiser, sollevando nel contempo possibili attenzioni da parte di enti governativi sul notevole incremento di potere, di mercato e informativo. Al di là delle implicazioni di macroeconomia, cosa cambierà per chi vuole fare marketing online?

- Google applicherà il modello pay per click anche ai banner e ai formati video/rich media?
- I costi per gli inserzionisti aumenteranno o diminuiranno ?
- In Italia, dove la market share di DoubleClick è minore, gli effetti saranno attutiti ?
- Il ruolo delle agenzie è destinato ad essere ridimensionato ?

A breve la risposta...



Link: scopri i servizi di keyword advertising di Euro.runner

Labels: , , ,

Monday, April 02, 2007

I nuovi ‘algoritmi’ di Google secondo La Repubblica: parliamone

L'odierno inserto Affari & Finanza dedica molto spazio ai "nuovi" algoritmi di Google. L'articolo rivela però una certa dose di approssimazione, con inesattezze che se possono essere veniale per una lettura superficiale al bar, prese alla lettera diventano vere e proprie inesattezze. Vediamo un po' in dettaglio la cosa, in corsivo il testo pubblicato sul'inserto.

I nuovi ‘algoritmi’ di Google: per passare in testa alle selezioni bisogna essere scelti dal pubblico. Il meccanismo automatico, recentemente perfezionato, prende in considerazione solo le preferenze degli utenti per identificare i siti

In realtà tale meccanismo, denominato Google Co-Op, è ancora in via sperimentale e al momento funziona per un numero di ricerche infinitesimale rispetto ai miliardi di ricerche effettuante quotidianamente con Google.


L'attenzione alle keyword non conta nulla: pesano i contenuti reali che sono presenti nelle pagine di un sito spiega Massimiliano Magrini, responsabile italiano del motore di ricerca

Non è così, se nei contenuti non sono presenti le keyword, per Google è impossibile stabilire una corrispondenza con le parole chiave digitate dall'utente. Magrini evidentemente si riferisce a keyword nascoste (spam), e infatti un'altra sua frase riportata nell'articolo lo conferma: La rilevanza è l'elemento fondamentale alla base del processo di ranking: maggiore è la rilevanza tra i contenuti di un certo sito e i termini indicati dagli utenti nel corso delle ricerche, tanto più alte saranno le possibilità di vedere apparire quel sito in cima alla lista dei risultati di ricerca. Più chiaro di così...

Non necessariamente alti indici di traffico da parte della rete garantiscono un posizionamento migliore nelle pagine di risposte fornite dai megacomputer responsabili dell'indicizzazione dei contenuti.


Quando mai il traffico ha garantito alti posizionamenti ? Non c'è alcun legame tecnico. Molti siti hanno alto traffico perchè sono ai primi posti dei motori di ricerca e non viceversa.


Google utilizza un proprio algoritmo per indicizzare i siti web esistenti in rete e, di conseguenza, i loro contenuti: è la nuova frontiera di Internet, quella del web semantico.

Magari gli algoritmi di Google fossero semantici! I motori di ricerca non sono ancora in grado di distinguere il significato di una ricerca, basta provare a digitare "madonna" in Google Images.


Continua Magrini: «Le attività di web marketing che funzionano sono quelle che permettono di creare siti interessanti e usabili che incontrino il favore degli utenti sul lungo periodo. Chi cerca di fare il furbo viene sanzionato immediatamente esattamente come succede nella comunità dei navigatori di YouTube».

Magari fosse vero... Google ha validi sistemi per scovare lo spam, ma ci sono continui casi di spammatori che riescono a posizionarsi per parole chiave anche molto difficili. D'accordo non alimentare panico, ma stiamo attenti a quello che clicchiamo cercando in Google !


Un sito molto linkato da altri siti, giornali, blog, avrà più possibilità di salire in graduatoria rispetto a chi non ha saputo creare tale interesse nei confronti di chi va online. Per poter incidere su queste logiche non serve assoldare blogger o mettere a punto software sofisticati che ordinano alle macchine di cliccare in automatico un certo indirizzo del web: bisogna produrre buoni contenuti e proporli tecnicamente in modo usabile.

Finalmente, in chiusura di articolo, ecco un'affermazione che corrisponde all'attuale situazione, che merita dunque di essere evidenziata. Gli studi di psicologia cognitiva dicono che i lettori ricordano molto di più le ultime frasi di un articolo. Speriamo che valga anche per quelli di Repubblica!

Rimane però un dubbio... se i "nuovi algoritmi" di Google sono così avanzati, perchè come motore di ricerca interno il sito di Repubblica utilizza il rivale Yahoo ?







Labels: , , ,